(Last Updated 18August16)

LE RADICI

Gli antenati di Giovanni Parrilla erano originari dei Paesi Baschi, appartenevano a quello storico popolo abitante la penisola Iberica caratterizzato da forti contrasti caratteriali così come i paesaggi di quella terra, duri e dolci allo stesso tempo, divisa fra mari burrascosi e spiagge serene, tra solitarie valli pirenaiche, antichi borghi conservati intatti nei secoli e città architettonicamente modernissime. Forse l'arrivo del primo Parrilla in Italia si può collocare attorno alla fine del XVI secolo sotto il casato Borbonico. Troviamo le prime tracce della stirpe Parrilla a Longobucco di Cosenza, un paesino della Calabria Ionica dove questa famiglia, provenendo dalla Spagna si stabilì e vi mise radici. Più di trecento anni dopo nacque Giovanni Parrilla. Si può notare come questo cognome, con quelle doppie “erre” ed “elle”, convalidi propriamente le proprie origini. Parrilla nella lingua originale significa griglia, grata, parola che ritroviamo, per restare in tema, anche nel mondo dei motori e dei Gran Premi quando tutte le macchine si schierano, nei peasi di lingua spagnola, sulla “parrilla de parada”. Giovanni vide la luce il 21 ottobre 1911 a Corigliano. Il padre Giuseppe Parrilla, classe 1866, era un individuo alquanto risoluto ed intransigente, militare di cavalleria. Nel 1916 Giuseppe, alla ricerca di una migliore sistemazione per tutta la numerosa famiglia si trasferì a Mantova dove vivevano i gentitori della moglie, e pochi mesi dopo, Giuseppe partì per New York in cerca di fortuna con il figlio maggiore Achille di 16 anni. Dovette però rientrare in Italia, il figlio maggiore Angelo, sottotenente degli Arditi, il 28 ottobre 1918 aveva perso la vita in una eroica azione militare per la quale fu insignito della “Medaglia d'oro al Valor Militare”. Giovanni quando la famiglia si trasferì a Mantova aveva poco più di quattro anni, e quindi può essere considerato Mantovano a tutti gli effetti. Una provincia impregnata di forte passione per il mondo dei motori e questo incise moltissimo sulla sua formazione.

I MITI

Gli adolescenti, come si sa, sono inclini a crearsi dei miti. Nello sport questi prendono l'aspetto di vere e proprie divinità. Mantova era la città delle corse di auto e di moto. Ottimi piloti come Tazio Nuvolari, Guido Leoni, Umberto Braga, Ferruccio Villani, Alfredo Merico per non parlare di Bellinzani, Compagni, Wertere, Amerigo e altri. Uno in particolare era seguito a Mantova con grande interesse: Tazio Nuvolari. Un talento evidente, un coraggio infinito e quella “stoffa” naturale che tutti gli riconoscevano. Il nostro Giovanni non faceva eccezione. L'apoteosi motociclistica di Nuvolari risale al biennio 1923-1924 quando Giovanni aveva 13-14 anni e ne fu ipnotizzato.

MILANO

Quando raggiunse i 16 anni dopo aver frequentato un corso di elettrotecnica fu messo a lavorare come apprendista nell'officina di elettrauto di Lucidi e Restagni, ottimi artigiani mantovani e suoi primi maestri di bottega. Nel 1929 Giovanni Parrilla si trasferì a Milano. A 18 anni lavorò come elettromeccanico apprendista in un garage di via Podgora, mentre per abitazione dopo un periodo al quale si era dovuto adattare a tutto perfino al dormitorio pubblico, aveva trovato un locale in affitto in viale Argonne. Il 16 marzo del 1932, fu chiamato ad adempiere agli obblighi di leva fino al 22 settembre 1933 e di nuovo il 10 aprile 1935 fino al luglio del 1936. Ora Giovanni aveva 25 anni e finalmente sperava di poter decidere di testa sua; aveva già molte idee per il futuro, molta passione per il lavoro e considerazione delle proprie capacità. Il primo passo fu quello di trovare a Milano un luogo adatto ad aprire una bottega da elettrauto. La fortuna lo aiutò e trovò un ampio spazio in viale Sabotino, 8. Il lavoro cominciò subito bene. Si specializzo nella riparazione di pompe per iniezione e nella vendita di ricambi elettrici per autocarri, inoltre assunse l'esclusiva per la vendita di alcune importanti marche del settore, prime fra tutte la Bosch. Da lì a poco le cose migliorarono anche economicamente, così da persuadere il ragazzo di aver intrapreso la strada giusta, incoraggiato anche dalle espressioni di stima che tutti i clienti gli dispensavano per le capacità dimostrate sul lavoro, ivi compreso le Ferrovie dello Sato. Come passione però restavano sempre le moto. Conseguita una certa agiatezza economica, il passo successivo fu quello di mettere su famiglia. Giovanni sposò il 27 febbraio 1938 Amorina Troiani, Veronese classe 1917, il 26 gennaio '39 nacque Giuliana. Di più non si poteva chiedere nonostante si sentissero nell'aria echi di guerra.

LA GUERRA

Giovanni Parrilla fu richiamato alle armi per il fronte nella primavera del 1941. Si trattava di rinunciare a tutto, di rimandare molti progetti, di rimandare il momento favorevole. Partì per l' Africa il 20 maggio 1941. L'officina doveva essere lasciata; vi restarono due operai di fiducia stotto la direzione della moglie Amorina. Dopo un anno circa in Africa a Giovanni fu riscontrata una patologia infettiva, venne così rispedito in Italia il 19 maggio 1942 per curarsi all'Ospedale Militare di Milano dove rimase ricoverato fino al 17 luglio.

IL DOPOGUERRA

Dal 1945, con la ricostruzione del Paese, si riaccesero le passioni e per Parrilla le passioni più forti erano sempre il lavoro, le motociclette sportive e la caccia. Mentre a quest'ultima dedicava solo qualche rara giornata libera, alle motociclette pensava ininterrottamente, così come aveva fatto sempre, anche in divisa. Intanto verso la fine del 1945 una bella notizia, Amina aspettava un'altro figlio, se maschio si sarebbe chiamato Angelo come lo zio eroe di guerra.